Liberi di rischiare: manifesto della giovane impresa

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Cosa ci porta a desiderare di metterci in proprio? Forse si tratta di motivi contingenti. Se ti mettono in cassa integrazione e la tua competenza è così specializzata da impedirti, nell’immediato, di trovare un altro impiego, puoi considerare il bicchiere mezzo pieno: solo tu sei in grado di realizzare un certo prodotto. Perché non produrlo e provare a venderlo in autonomia? Forse pensi di non avere competenze specifiche? Hai conseguito la maturità classica, ti sei laureato in scienze politiche e, anche se di scienza politica in Italia avremmo un gran bisogno, non ti senti fruibile sul mercato del lavoro.

La soluzione, in entrambi i casi, si chiama Idea. Piccola o grande, banale o ricercata, semplice o complessa: l’importante è che sia ambiziosa. 

Per svilupparla potrai contare sulla tua competenza in una specifica funzione aziendale, portandola a camminare con le proprie gambe. Correndo un sano rischio imprenditoriale, potrai dimostrare finalmente il tuo valore. Oppure, il tuo valore può essere slegato da conoscenze tecniche o scientifiche precise, ma esprimersi con una sensibilità “umanistica” ugualmente spendibile, ad esempio, nel vasto raggio dei servizi per le imprese e per le persone. 

Prima di essere sviluppata, una Idea deve nascere. Dove, come e quando nasce una Idea?

La risposta è: nei luoghi, nei modi e nei tempi più inattesi ed improbabili. Alla fermata dell’autobus, in un garage, nella tua camera da letto, pedalando in bicicletta, cucinando, facendo jogging, etc.
Ma non basta.

La tua Idea deve essere riconosciuta come innovativa ed originale da un numero di persone sufficiente ad identificare un mercato. L’ideale, si consenta il gioco di parole, è che tale riconoscimento sia mondiale, planetario, universale. Più modestamente, l’originalità potrà essere colta dagli abitanti di una o più città, di una provincia, di una regione o del nostro Paese.  
METTERSI IN PROPRIO  GRADO DI SPECIALIZZAZIONE  IDEA AMBIZIOSA  RICONOSCIMENTO  ORIGINALITA’
Semplificando, si può affermare che l’Idea nasce per caso, ma la sua valorizzazione non è mai casuale.

L`auto-imprenditorialità può essere davvero la tua direzione, a prescindere dal tuo curriculum, e può esserlo più in epoca di crisi che in tempi di crescita. 

L’Idea deve essere, si diceva, ambiziosa. L’ambizione riguarda il soddisfacimento di un bisogno che ancora non trova risposta. Oppure di un bisogno a cui è data una risposta inadeguata ed insoddisfacente. Il massimo dell’ambizione consiste nel voler “creare” una esigenza a cui nessuno prima aveva mai pensato e, quindi, un nuovo mercato.
Mai porre freni all’intraprendenza!

Tuttavia si consiglia, prima di lanciarsi nell’avventura, di studiare con attenzione lo stato dell’arte nei settori e nei mercati in cui si ambisce ad entrare. Per non….scoprire l’acqua calda! 
CRISI  BISOGNI  CONOSCENZA DEL MERCATO

L’errore da non commettere è, infatti, un esame disattento del mercato di riferimento. Una Idea può essere tecnicamente, scientificamente, esteticamente, pure oggettivamente bella, ma se è avulsa alla clientela potenziale si trasformerà in un insuccesso. 
Considerata l’ innata creatività che caratterizza l’essere umano, ogni persona è in grado di dare il suo aiuto al soddisfacimento di bisogni collettivi. 
In soldoni, siamo tutti dei possibili imprenditori: la valorizzazione di questa dote insita nella nostra natura dipende, oltre che dal contesto di riferimento, anche dalla nostra personale propensione al rischio. 

CREATIVITA’  RISCHIO  IMPRENDITORE
In tempi di crisi l’avversione al rischio può certo aumentare ma, nel contempo, diminuiscono le alternative praticabili al “mettersi in proprio”: scarseggia, infatti, la domanda di lavoro alle dipendenze, mentre lo Stato indebitato blocca i concorsi per il reclutamento dei dipendenti pubblici. In tale contesto, l’auto-imprenditorialità rappresenta una delle residue possibilità, oltre che di conseguire un reddito, anche di vedere valorizzate le proprie conoscenze e competenze professionali.

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