Anni 80: l’infanzia della nuova classe dirigente

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Ho letto sul Fatto di oggi un articolo di Andrea Scanzi sul decennio Ottanta come punto di partenza nonché riferimento culturale del “renzismo”.

Mi vedo un po’ come il Renzi immaginato allora da Scanzi: occhiali, pacioso, sfigato … ecco perché Renzi dice di non amare i paninari, non se lo filavano!

Gli occhiali, a dire il vero, li ho messi che erano già i Novanta. Ma anch’io seguivo i volteggi impossibili sul campo da calcio di Holly e Benji, mi muovevo fra teste cotonate e vestiti improbabili e sentivo i sospiri delle amichette al sentir cantare Nick Kamen !!).

Ero un bambino e poi un ragazzino, vedevo la tv commerciale e non sapevo neanche che esistesse il “craxismo” o il “reaganismo”, anche se ora mi piace citarli.

Ricordo la mia classe delle elementari con solo 7 bambini, le recite di Natale in chiesa, le gite parrocchiali in bicicletta, la domenica a pranzo dai nonni mentre la tv era accesa sulle canzoni di Superclassifica Show.

Un’inquietudine di fondo, oltre all’edonismo e ai colori sgargianti: mi ricordo Chernobyl e la paura della fine del mondo che ne seguì.

Finalmente, con Renzi comincia ad emergere una classe dirigere, o aspirante tale, che condivide i miei ricordi di infanzia.

Gli sfigati al potere? (ma io non sono mai stato uno scout).

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