Restituito il vero significato a “cavaliere”: nominato un imprenditore di origini iraniane che non scarica la crisi sui suoi dipendenti

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Alla faccia dell’intelligente Matteo Salvini e del nostro più illustre ex-cavaliere. Il quale si vanta di non aver mai licenziato nessuno. Peccato che le evidenze processuali abbiano dimostrato che le buone relazioni industriali fossero, come dire, rese possibili da un utilizzo disinvolto dei denari pubblici (leggi evasione fiscale).

Mi interessa piuttosto l’esempio per i leghisti: un imprenditore nato a Teheran, non in Val Brembana. Che considera la sua azienda come una comunità. Al punto da restituire – passata la crisi – ai dipendenti il mancato reddito derivante dalla cassa integrazione. Nessun licenziamento, ma tagli agli stipendi dei dirigenti. Una crisi condivisa in proporzione al compenso percepito, poi non a caso superata.
Sindacalisti commossi. Area relax in azienda per il benessere dei collaboratori. L’amore per l’Italia.

Il Medioevo della nuova Lega guidata da un vecchio quarantenne è lontanissimo da realtà come queste.
Finalmente la parola “cavaliere”, dopo i Tanzi e i Berlusconi, ritrova la sua dignità nel nostro camaleontico Paese.

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