Renzi double face: vincente nel contraddittorio TV, deludente in Parlamento

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Ieri ho potuto ascoltare per ben due volte il Presidente del Consiglio Renzi, in due diversi contesti, che rispondeva a domande provenienti da interroganti ugualmente diversi.

Anticipo le mie impressioni finali: ho avuto la percezione di incontrarmi con due persone distinte, o perlomeno ho trovato stridente il contrasto fra il Renzi statista ed il Renzi comunicatore. A favore, ovviamente, del secondo.

Renzi alla Camera per il Question Time - 3/12/2014

Renzi alla Camera per il Question Time – 3/12/2014

Primo scenario: question time alla Camera dei Deputati, ore 15,00. Renzi è “incalzato” (si fa per dire) da domande di parlamentari di maggioranza e opposizione già formulate in forma scritta prima del dibattito. Il premier ha avuto, quindi, il tempo (compatibilmente con i suoi numerosissimi, e spero utilissimi, viaggi per il mondo) di studiare i dossier (magari sul jet presidenziale dove spesso e volentieri si fa fotografare) per rispondere al meglio ai rappresentanti eletti (mi scuso per la forzatura, nell’era del porcellum) dal popolo.

Ebbene: ho trovato il Presidente del Consiglio impreparato e poco convincente. Capisco che il post-pausa pranzo sia duro per tutti. La somiglianza con il Renzi comunicatore era per me riscontrabile solo nell’astrattezza e scarsa analiticità delle risposte. Tuttavia, i concetti astratti erano pure espressi male. Non mancavano le battute e gli sketch, a cui il nostro simpatico premier ci ha ormai abituati. Ma senza lo smalto che lo stesso dimostra davanti alla telecamera.

Propongo alcuni esempi di enunciazioni renziane durante il question time che, a mio avviso, lasciano il tempo che trovano (i punti interrogativi sono dell’autore):

  • Finanziamento all’editoria assolutamente da rivedere (?);
  • L’Economist dice che si sta andando verso la fine della povertà nel mondo. I dati italiani (di aumento della povertà, nda) sono strettamente collegati alla crisi economica. Il governo, tuttavia, ha aumentato i finanziamenti al sociale (?), proponendo una nuova visione del terzo settore, ed ha stabilizzato il 5 per mille. La prima povertà da combattere è, peraltro, quella educativa. Non si deve intervenire una tantum, ma con politiche per la crescita (?). (Poiché la domanda è stata posta da SEL) non dobbiamo sperare che “anche i ricchi piangano”, ma che “anche i poveri sorridano” (sic);
  • Il 16 dicembre all’ultimo Consiglio europeo della Presidenza Italiana discuteremo del piano Juncker, che pensiamo sia un primo segno del cambiamento di marcia, anche se ancora timido. (Poiché la domanda veniva da Brunetta) l’attuale stallo della Commissione deriva dalle nomine dei Commissari precedenti, effettuate per l’Italia proprio dal centrodestra, quindi (rivolto a Forza Italia) a noi tocca risolverli anche per voi;
  • (Scelta Civica chiede quando sarà approvata, finalmente, la legge annuale sulla concorrenza) consideriamo l’aumento della concorrenza e le liberalizzazioni una priorità, ma dobbiamo scandire i tempi. Prima vengono le riforme fondamentali che stiamo approvando. Nel 2015 (ci crediamo? nda) affronteremo poi il tema delle liberalizzazioni, con priorità per i servizi pubblici locali (le società municipalizzate sono una vergogna) e la riforma degli appalti;
  • (In risposta alla classica domanda sul mancato sviluppo del Sud) pensiamo che ci siano due Italie in termini di occupazione e risultati economici, quindi dobbiamo definire nuove azioni per aumentare l’occupazione (sì ma quali? nda). (Un barlume di concretezza, nda) lasciatemi dire che da qualche minuto si è finalmente chiusa la vicenda dell’Ast di Terni. (Torniamo al vago, nda) contro la disoccupazione dobbiamo usare strumenti non convenzionali, qualunque cosa per affrontarla (sì, ma cosa? mi pare un riferimento astratto alle espressioni usate da Draghi, nda). Dobbiamo utilizzare meglio i denari europei, la divisione in mille rivoli è stata il problema: a tal fine occorre un piano strategico che non sia solo una risma di documenti ma entri nel cuore e nella vita delle famiglie (???);
  • (In risposta a quesito della Lega sulla Legge Fornero) penso che sia stato un errore abolire lo scalone Maroni. Di recente si è provveduto ad eliminare le penalizzazioni della Fornero. Approvato un emendamento del governo per fare in modo che la pensione non sia superiore a quella maturata con il retributivo;
  • (In risposta a domanda del Movimento 5 stelle sui derivati: accordi di garanzia bilaterale un regalo alle banche?) non ho capito la domanda (ironico); da sindaco ho portato davanti al tribunale le società che hanno venduto obbligazioni agli amministratori che mi hanno preceduto. Non è male che ci sia possibilità da parte del Tesoro di fare accordi bilaterali con le banche, è ardito sostenere una correlazione con il disagio sociale! Non c’è per noi una decrescita che sia felice (?);
  • (In risposta a quesito del PD sulla politica industriale) stiamo intervenendo con la riduzione della pressione fiscale sulle imprese, ed il suddetto processo di riforme (lavoro, burocrazia, giustizia, ecc.). Occorre individuare con chiarezza le linee di politica industriale (sì, ma quali? nda). (Poi elenca i casi specifici di crisi industriale su cui il governo è intervenuto). Nella definizione del piano industriale (quale? nda) non dobbiamo avere sguardo ideologico (?). Su Ilva prendiamo in considerazione tutte le soluzioni: oltre ad investimenti privati nazionali o internazionali, anche l’eventuale intervento pubblico temporaneo per affrontare le problematiche ambientali;
  • (In risposta a quesito di Giorgia Meloni) Il protocollo di Dublino da Lei criticato è stato firmato dal Governo Berlusconi con l’obiettivo di difendere l’indifendibile Legge Bossi-Fini. Noi invece abbiamo ottenuto che vi fosse un maggiore impegno europeo sull’immigrazione, cercando di coinvolgere i Paesi attraverso l’operazione Tritone.

Una postilla sui parlamentari interroganti: li ho trovati trasversalmente inadeguati. Da un lato, il solito tono aprioristicamente barricadero dei 5 Stelle, dall’altro un PD ormai imbevuto di renzismo che nella replica all’inconsistente intervento del leader sulla politica industriale ha prodotto una sfilza di elogi non richiesti in un imbarazzante salamelecco assai poco motivato. Gli interventi delle opposizioni mi sono parsi, poi, motivati dal solito opportunismo politico. Per dire, comunque, con chi Renzi aveva a che fare!

La sera stessa il premier è stato ospite di Bersaglio mobile su La7, dove gli interroganti erano Mentana, Damilano e Travaglio. Causa prolungate procedure di addormentamento figli, ho potuto vedere solo l’ultima parte di trasmissione. Mi scuso, quindi, per le valutazioni necessariamente parziali che sto per dare.

Un Renzi frizzante, coraggioso, disposto a rispondere anche a domande imbarazzanti. Un buon comunicatore, come già sapevamo. Un battutista irresistibile, la cui tranquillità non viene scalfita facilmente. Ciò non significa che tutte le sue risposte siano soddisfacenti. Significa che il Presidente del Consiglio è un ottimo interprete di campagne elettorali permanenti (come lo è stato Berlusconi per 20 anni). Da questo punto di vista, la sinistra interna al PD continua ad essere un disastro. Da Bersani a Cuperlo fino a Civati.

Condivido ancora l’idea della “rottamazione” della classe dirigente del Paese. Il mio desiderio è anni luce lontano dalla conservazione degli equilibri esistenti nella società italiana, che escludono intere generazioni di giovani e condannano al sotto-sviluppo il nostro Paese (letteralmente: siamo da anni in recessione, quella che si studiava come evento straordinario e temporaneo).

Tuttavia non sono sicuro che il maggiore interprete attuale della rottamazione sia adeguato al compito che si è dato.

Ogni giorno tento, peraltro, di trarre dai decreti, dalle leggi, dai provvedimenti approvati e pure dalle parole ed azioni degli attuali governanti un segno di reale discontinuità rispetto all’ultimo disastroso trentennio.

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