AgevoBLOG: Impegno 2014: ce la farà Letta ad assecondare la timida ripresa economica prevista nel nuovo anno?

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AgevoBLOG: Impegno 2014: ce la farà Letta ad assecondare la timida ripresa economica prevista nel nuovo anno?

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AgevoBLOG: Impegno 2014: ce la farà Letta ad assecondare la timida ripresa economica prevista nel nuovo anno?.

Impegno 2014: ce la farà Letta ad assecondare la timida ripresa economica prevista nel nuovo anno?

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Proviamo ad esaminare insieme il discorso di Letta pronunciato alla Camera il giorno 11 dicembre 2013 per il voto sulla fiducia al Governo.

Propongo di seguito alcuni stralci a mio avviso significativi.

Prima, però, elenco le parole e i concetti che, all’interno del medesimo discorso, mi hanno più colpito:

Ventennio sprecato  patto di governo  articolo 138  riduzione parlamentari  abolizione Province dalla Costituzione  un’unica Camera che dia la fiducia e faccia le leggi  riforma Titolo V per chiarire le responsabilità ci ciascun livello di governo  meccanismi maggioritari  far scendere le tasse su famiglie e imprese  aggressione alla disoccupazione giovanile  usare al meglio i fondi strutturali europei  politiche di competitività industriale  Destinazione Italia  nuova Legge Sabatini  garanzia per i giovani  riforma degli ammortizzatori sociali  comunità  conciliazione lavoro-famiglia  costituente della scuola  decreto per rilanciare il turismo  bando Capitale italiana della cultura  agenda verde  riduzione costo lavoro  credito di imposta per la ricerca  fondi per incentivare la digitalizzazione delle PMI  partecipazione dei lavoratori alle imprese (modello tedesco)  valutazione trasparente delle politiche pubbliche (unico sito Internet)  unione bancaria  contratti per la crescita fra Paesi UE

Troppa carne al fuoco per un solo anno, dopo 30 anni di quasi-immobilismo?

Intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta, alla Camera dei Deputati

[…] ho sempre considerato questa esperienza come il passaggio da una situazione di contrapposizione tossica tra nemici a un sistema di competizione sana tra avversari; un passaggio obbligato dall’esito del voto di febbraio, ma, soprattutto, dalla necessità di archiviare un ventennio sprecato. […] sono state infatti troppe le occasioni mancate: sprecata l’opportunità di riformare la politica, le istituzioni; sprecata la chance di invertire il declino dell’economia italiana prima che la crisi intervenisse, come un uragano, a sconvolgere la vita dei cittadini, delle famiglie e delle imprese.

[…] la trasformazione politica determinatasi in questi sette mesi è di gran lunga la più radicale di tutta la Seconda Repubblica. […] Oggi però la coalizione è diversa, è più unita. Ci sono, dunque, le condizioni per definire nelle prossime settimane un patto di Governo tra chi sceglie di concederci la fiducia, un patto che chiamerò da adesso in poi «impegno 2014».

[…] propongo che si lavori sulla procedura dell’attuale articolo 138 della Costituzione e che ci si concentri su quattro obiettivi di cambiamento.
  Il primo: la riduzione del numero dei parlamentari, priorità largamente condivisa in questo Parlamento e che necessita di un intervento di cambiamento della Carta costituzionale.
  Il secondo: l’abolizione delle province dalla Costituzione. Il disegno di legge in materia l’abbiamo depositato nei mesi scorsi. Si aspettava l’approvazione definitiva del disegno di legge costituzionale che istituiva procedure ad hoc per le riforme costituzionali; quella oggi è impossibile, quindi è bene oggi procedere subito sul disegno di legge costituzionale già presentato sull’abolizione delle province.
  Il terzo: la fine del bicameralismo perfetto, con un’unica Camera che dia la fiducia e faccia le leggi e l’altra che esprima più compiutamente il disegno di raccordo con le autonomie, già presente nella Carta costituzionale.
  Il quarto: una riforma del Titolo V della Costituzione che metta ordine nel rapporto tra centro e poteri decentrati, migliori il ruolo delle specialità e chiarisca le responsabilità di ciascun livello di governo, limitando al massimo quelle concorrenti in favore della competenza esclusiva dello Stato oppure delle regioni.
  […] cittadini che con un referendum saranno comunque chiamati a decidere se confermare o meno una riforma che consentirà alle nostre istituzioni di funzionare meglio […].
  […] la democrazia dell’alternanza è un obiettivo irrinunciabile e ci impone di orientarci verso meccanismi maggioritari. […] È fondamentale ora […] creare un legame, il più diretto possibile, tra elettori e il loro eletto.

   […] non nego che la minaccia continua di instabilità abbia contribuito a indebolire l’azione del Governo. […] La caduta del PIL si è arrestata […]. Il Paese oggi può ripartire, naturalmente però dobbiamo attuare le misure già approvate e varare subito le riforme indispensabili per rendere strutturale il recupero di competitività.
  […] cinque sono i punti che devono essere, a mio avviso, alla base del nostro impegno per il 2014. Dobbiamo innanzitutto continuare a far scendere contemporaneamente il debito, il deficit, le spese di parte corrente e le tasse su famiglie e su imprese, piccole e grandi.
  Secondo: dobbiamo raggiungere l’anno prossimo la crescita dell’ordine di grandezza dell’1 per cento e arrivare alla crescita del 2 per cento nel 2015, una crescita che sia strutturale e che si accompagni a un‘aggressione efficace alla disoccupazione, a partire da quella giovanile.
  Terzo: dobbiamo rilanciare gli investimenti pubblici, spendendo le risorse stanziate, usando al meglio i fondi strutturali europei ed eliminando i colli di bottiglia nell’attuazione delle decisioni prese su infrastrutture e opere, grandi e piccole.
  Quarto: dobbiamo aggiornare le nostre politiche di competitività industriale a sostegno di imprese, in particolare piccole e medie, affinché siano sempre più innovative, digitalizzate e internazionalizzate.
  Quinto: dobbiamo creare un clima più favorevole agli investimenti attraverso il piano «Destinazione Italia», con le sburocratizzazioni, l’apertura dei mercati, le semplificazioni, in particolare dei codici del lavoro e di quello fiscale, e le riforme della giustizia civile.
 [… ] è il tempo delle azioni sull’economia reale per i lavoratori, per gli artigiani, gli imprenditori, i professionisti, i commercianti, i ricercatori.

  Parto dal dire che intanto sono operativi ora, in questo mese, gli strumenti che sono stati messi a punto in questi mesi di Governo.Chi vuole investire sui macchinari e sulle dotazioni tecnologiche, grazie alla nuova «legge Sabatini» contenuta nel «decreto Fare», può farlo, abbattendo gli interessi sul finanziamento e con un’ampia garanzia statale. Chi vuole assumere un giovane disoccupato, può farlo con l’incentivazione straordinaria della decontribuzione totale. […] Chi vuole dare un impiego a una persona di qualsiasi età, uscita dai cicli produttivi, una persona in difficoltà, può farlo, beneficiando, dal momento dell’assunzione, dell’ammortizzatore sociale residuo. Chi vuole ristrutturare, con criteri ecocompatibili la propria abitazione, ora lo può fare con uno sconto fiscale mai così alto e sulla casa voglio anche sottolineare i fondi messi a sostegno della morosità incolpevole, a sostegno delle giovani coppie e dei lavoratori precari.
 […] i disabili, per i quali si è operata un’inversione di tendenza su alcune voci di spesa sociale che verranno rafforzate l’anno prossimo.
  Sempre l’anno prossimo, vogliamo e possiamo sperimentare quei nuovi strumenti di sostegno per l’inclusione attiva contro la povertà previsti nelle riforme di questi mesi.
Dobbiamo far sì che funzionino bene e siano estesi in modo strutturale dal 2015.
  Allo stesso modo, nel 2014, completeremo la riforma degli ammortizzatori sociali: vanno disegnati meglio, vanno estesi a chi vive l’estrema vulnerabilità personale e familiare generata dalla chiusura di tante aziende, piccole e grandi. In un clima di dialogo sociale, si deve andare verso un sistema che privilegi il lavoratore rispetto al solo posto di lavoro. […] Ed è proprio quella parola «comunità» che vi chiedo di rilanciare con forza, il ruolo dei corpi intermedi, dell’associazionismo, del volontariato, la forza economica e di competitività delle donne che oggi non valorizziamo come dovremmo e, soprattutto, come servirebbe. Per questo, dopo aver attivato, in questi mesi, le forme di incentivazione previste dalle misure a favore dell’occupazione femminile, il 2014 sarà l’anno delle misure sulla conciliazione lavoro-famiglia, delle quali stiamo già preparando i contenuti.
 [….] Il primo gennaio prende avvio la garanzia per i giovani: il nuovo strumento che a giugno è stato approvato, per l’Italia, è una grande sfida; ci sono le risorse, tutto è pronto, adesso va attuato, dal primo gennaio.

    […] Anzitutto, un piano da attuare entro marzo, di interventi per rilanciare l’università e la ricerca,[…] potenziamento della valutazione, nuove regole per il finanziamento degli atenei e la contribuzione studentesca, costo standard per studente, diritto allo studio da rafforzare. In secondo luogo, una costituente della scuola da concludere entro giugno, per adottare gli interventi con gli obiettivi precisi: i ragazzi devono diplomarsi prima, con competenze migliori e un orientamento più chiaro sulle future scelte professionali di formazione superiore. Gli insegnanti devono avere opportunità di formazione adeguate e regole di reclutamento e carriera stabili, basate su trasparenza e merito. Il ciclo di istruzione deve iniziare per tutti con la scuola dell’infanzia, che è un diritto dei bambini e uno strumento per favorire la conciliazione famiglia-lavoro e le pari opportunità.
E poi i giovani ricercatori. Dopo aver portato il turnover al 50 per cento dobbiamo procedere su questa strada. […] nel nostro semestre di presidenza europea lavoreremo per promuovere la mobilità dei ricercatori e completare l’area europea della ricerca.

  Il secondo aspetto: la bellezza come grande risorsa economica. Proseguiremo nell’azione avviata, confermando l’impegno a investire sulla cultura. A gennaio, arriverà in Consiglio dei Ministri il decreto per rilanciare il turismo. Sempre a gennaio, in linea con il «decreto valore cultura» già varato, sarà lanciato il bando per il progetto annuale «Capitale italiana della cultura» e il 27 maggio, l’anniversario della drammatica strage dei georgofili, culminerà con la designazione della prima capitale italiana della cultura per l’anno 2015. […] dobbiamo semplificare le procedure per realizzare presto e bene gli interventi come previsto nell’agenda verde, il collegato ambientale alla legge di stabilità.

  Le imprese sono il terzo punto. […] Il Parlamento ci ha impegnato a impiegare nella ulteriore riduzione del costo del lavoro i proventi della revisione della spesa e del ritorno dei capitali dall’estero. Inseriremo questo automatismo nell’ultimo passaggio, nei prossimi giorni, del disegno di legge di stabilità proprio qui alla Camera, dopo averlo discusso con le parti sociali.
  «Destinazione Italia», il piano per l’attrazione degli investimenti e il rilancio della competitività, sarà invece venerdì in approvazione al Consiglio dei Ministri. Vogliamo dare agli investitori e agli imprenditori certezza delle procedure, certezza dei tempi, anche della giustizia, certezza sul fisco, il tutto per abolire o semplificare procedure inutili e per modernizzare l’intera pubblica amministrazione. All’interno del piano ci saranno un credito di imposta per la ricerca e fondi per incentivare la digitalizzazione delle piccole e medie imprese.
  Ancora venerdì interverremo, con «destinazione Italia», anche su un altro dei fattori frenanti della competitività, ovvero l’alto costo dell’energia. Una riduzione di 600 milioni di euro sulle bollette che si somma a quella già prevista dal «decreto Fare».
  […] Io credo profondamente nel ruolo dello Stato, ma credo anche che lo Stato, per essere credibile e funzionante, non debba occuparsi di tutto. L’arrivo di capitali privati può essere momento di svolta per iniettare risorse fresche, rilanciare la produzione, garantire lo sviluppo delle aziende coinvolte (il caso esempio di Fincantieri e di Sace che trarranno dalla valorizzazione risorse fresche per il loro sviluppo). […] quella che voglio lanciare qui è una proposta –, è il tentativo di sperimentare in Italia la Mitbestimmungtedesca, destinata a influenzare in meglio le relazioni industriali, la partecipazione dei lavoratori e il modello di impresa nel nostro Paese .
  […] E ancora, nel prossimo Consiglio dei ministri, in tema di tutela della concorrenza e apertura dei mercati, partiremo dal settore assicurativo con un intervento in grado di far scendere sensibilmente le tariffe dell’RC auto.

[…] Abbiamo introdotto, nel «decreto Fare», un principio importante che adesso dobbiamo attuare: l’amministrazione, il pubblico, deve pagare ogni ritardo che è colpa propria. […] nel 2014 entrerà in funzione un contatore della semplificazione per verificare e valutare le performance della pubblica amministrazione. […] stiamo costruendo, analogamente a quanto fatto nel Regno Unito, un sito unico del Governo, delle agenzie e degli enti pubblici strumentali, in cui siano riportate, in modo dettagliato, le politiche pubbliche con gli obiettivi e i risultati attesi, le azioni adottate e gli adempimenti da assumere con la relativa tempistica. Tutti i materiali dovranno essere open data. Più trasparenza significa responsabilità sociale: vale per le imprese, deve valere per lo Stato.

[…] Per sei mesi da luglio saremo alla guida dell’Europa in una delle epoche più tormentate della storia europea: […] vi propongo qui quattro obiettivi concreti. Il primo: impegnarsi a realizzare subito, a partire dal Consiglio europeo del 19-20 dicembre, senza ritardi, una vera unione bancaria. […] Servirà per abbassare il costo del credito a imprese e famiglie; servirà ad impedire nuove crisi del settore bancario; servirà anche a lavorare perché si eviti quella instabilità sui mercati finanziari che tanti danni ci ha fatto e che continua[..].
  Il secondo: […] creazione di intese contrattuali per le riforme strutturali  […] «contratti per la crescita», volontari e collegati a incentivi finanziari.
  Il terzo: spingere per […] la lotta alla disoccupazione, specie giovanile […]
  Il quarto: […]  la nostra Presidenza […] apre la legislatura 2014-2019, della stabilità e della crescita in Europa e quindi anche in Italia.
  […] un rilancio della cooperazione allo sviluppo, la cui legge base, in Italia, riformeremo nel 2014. […]

La teoria del suocero allegro ovvero … dell’imprenditore determinato

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Quando mio suocero deve affrontare una impresa apparentemente difficile, è solito chiedere retoricamente: “che ci vuole?“.

Doveva trasformare una ex macelleria equina in un confortevole ufficio. Per me questo progetto edilizio era fonte di preoccupazione, risolvibile solo affidando un incarico a persone del mestiere. A pagamento. Rischiando così di pervenire ad risultato diverso da quello immaginato. 
“Non se ne parla, lo faccio io, che ci vuole?”. Una tale sicurezza può inizialmente essere confusa con una propensione a minimizzare i problemi. Ma credendoci – e lavorando sodo – il suocero ha fatto un ottimo lavoro. Se gli ricordi che, tuttavia, l’impresa giunta a buon fine non è stata poi così semplice, lui candidamente ti dice: “l’importante è realizzare quello che si è progettato, portarlo a termine”.
Ora qui affermo: ha ragione mio suocero! Non a caso ho utilizzato il termine “impresa”. Perché mio suocero ragiona come dovrebbe fare un vero imprenditore. Non si tratta di minimizzare gli ostacoli o di essere imprudente, ma di conservare la fiducia nelle proprie capacità e la curiosità per i mari inesplorati e le vette impervie al fine di raggiungere la destinazione a cui si è rivolto lo sguardo. 
Che ci vuole? Umiltà, desiderio di imparare, passione e fiducia nelle capacità del corpo e della mente, ottimismo supportato da idee solide e piani sostenibili. 
Chapeau caro suocero, La prendo in giro ma ammiro la Sua stoffa di imprenditore che prescinde dal Suo vero mestiere. (E sono pure ruffiano, ndr)
La “teoria del suocero allegro” non prevede che tutti si buttino in iniziative rischiose. Anzi, può rientrare nella teoria anche un individuo particolarmente avverso al rischio: quando questi decide di mettersi in moto – avviare un’impresa, realizzare nuovi investimenti per la propria azienda, innovare il prodotto, accedere ai mercati esteri – vuol dire che ha scelto a ragion veduta e con la salda intenzione di portare a termine il suo progetto.
Arriva il momento in cui ogni imprenditore, che sia o meno propenso al rischio, deve saltare il fosso e dimostrare di avere lo spirito del combattente nell’agone della libera concorrenza. Proprio come il bruco che, diventato farfalla, è chiamato ad uno scatto di ali per vivere in armonia con i suoi simili ed il suo habitat.
L’insuccesso è possibile, ma va compensato dalla fiducia dell’imprenditore-suocero nel raggiungimento di traguardi sempre nuovi. 
Il suocero allegro è come Ulisse, che è sempre curioso e, pure nella sventura, non si arrende mai. E’ un po’ Napoleone, perché per invadere il mercato, così come il Corso invase mezza Europa, ci vuole determinazione ed un pizzico di sana arroganza (prestando tuttavia attenzione a non finire nella steppa russa!). Il suocero-imprenditore è anche un po’ Candido, fiducioso nel futuro ma senza prendersi troppo sul serio. 
In fondo è un sognatore, ma senza il distacco del mero idealista: si misura con le sfide, tocca con mano il martello, la chiave inglese ed il cacciavite ed in piccolo riesce anche ad apportare cambiamenti al contesto in cui opera. Un misto tra Gandhi, Yunus il banchiere dei poveri, Obama ed il creatore di una famosissima crema spalmabile al cioccolato e nocciole che con semplici ingredienti continua a rendere felice mia moglie (guarda caso, la figlia di mio suocero).

Cari imprenditori e aspiranti imprenditori, la chiave del vostro successo è quindi la teoria del … suocero allegro. 

Il bruco e la farfalla: dall’idea al progetto alla rete di imprese

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Come il bruco anela a diventare farfalla, così l’Idea, per essere realizzata, deve diventare un Progetto. Il patrimonio di conoscenze e competenze accumulate da una persona, che potranno essere valorizzate in forma di impresa, è paragonabile ad una delle ali del bruco che lentamente cercano di uscire dal bozzolo. L’altra ala è rappresentata dall’analisi del mercato di riferimento
Ma per iniziare davvero a volare, occorre tuffarsi nel vuoto senza rete. 
Il primo istinto di paura potrà provocare una breve caduta che, tuttavia, potrà essere fermata con quello scatto vitale che, per l’imprenditore, altro non è che l’accettazione del rischio di impresa. Il volo avrà quindi inizio, e non sarà facile. 
Il Progetto di impresa potrà, così, trasformarsi in un “ciclo di vita” che sarà tanto più lungo quanto più sarà sostenuto da curiosità, lavoro, capacità di ascolto, passione, sogno, disposizione al cambiamento, fiducia nei collaboratori e nei partner a monte e a valle della filiera.
PROGETTO  MERCATO  RISCHIO  ALI  SOGNO  FIDUCIA
Il viaggio può essere, all’inizio ed occasionalmente nel corso della vita nell’impresa, sostenuto dall’esterno. Come le avversità climatiche in volo sono superabili con maggiore efficacia se si affrontano in uno stormo, così l’imprenditore, soprattutto se di piccola taglia, aggira meglio gli ostacoli se opera in rete, attraverso strutture stabili (contratti di rete) o collaborazioni di scopo (ATI).
All’inizio è complicato trovare i partner ideali, poi però i frutti di una collaborazione orizzontale o di filiera non tarderanno a manifestarsi. L’unione fa la forza, in particolare sui mercati esteri. 
L’attuale lungo periodo di crisi può essere paragonato ad una carestia che colpisce il micro-cosmo degli insetti. Come i biologi e gli scienziati naturalistici si preoccupano, in questi casi, di sopperire alla naturale riserva di cibo a disposizione delle farfalle, così lo Stato o l’Unione Europea – attraverso gli Enti territoriali – sono istituzionalmente dedicati al sostegno delle imprese in fasi delicate della loro vita, quali lo start-up o una crisi di mercato che richiede nuovi investimenti o la necessità di rivolgersi a nuovi potenziali clienti.
RETE  CRISI  ISTITUZIONI  SOSTEGNO
Questo in teoria! Il quadro arcadico, infatti, è offuscato dall’evidenza di una crisi che, tuttora, è peggiorata dalla contestuale scarsità di risorse pubbliche per lo sviluppo. La farfalla/imprenditore può, quindi, contare su apporti esterni solo fino ad un certo punto. La corazza fatta di competenza, fiducia, disposizione al cambiamento, etc., assieme alla propensione a fare gruppo, rimane il nucleo ineludibile del mestiere di imprenditore.
Oggi, in particolare, non esistono più scorciatoie.
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