Art Bonus: agevolazioni e semplificazioni per cultura, cinema e turismo dal Decreto 83 convertito in Legge

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Logo Decreto Franceschini - ArtBonus - Cultura e turismo

Il Governo interviene nei settori culturale e turistico con il Decreto Legge n. 83/2014 (cosiddetto “Decreto Franceschini” o “Decreto ArtBonus”, pubblicato sulla GU n. 125 del 31 Maggio 2014), convertito con Legge n. 106/2014 (pubblicata sulla GU n. 175 del 30/07/2014). Oltre al credito di imposta del 65% sulle donazioni a favore del patrimonio culturale italiano, il decreto interviene nei settori dello spettacolo, del cinema (tax credit per ristrutturazione piccole sale cinematografiche e per le imprese estere che realizzano film in Italia), della tutela e fruizione dei beni culturali attraverso assunzione di giovani e del turismo proponendo agevolazioni per la digitalizzazione e la ristrutturazione delle strutture ricettive e per le start-up turistiche.

Le integrazioni apportate in sede di conversione sono proposte in formato sottolineato.


Sommario

1. ARTBONUS: Misure urgenti per favorire il mecenatismo culturale (art. 1)

2. LIRICA: organizzazione e funzionamento delle fondazioni lirico-sinfoniche (art. 5)

3. TAX CREDIT CINEMA: attrazione investimenti esteri nel settore della produzione cinematografica ed audiovisiva (art. 6)

3.1. Misura a favore delle piccole sale cinematografiche (articoli dal 2-bis al 2-sexies):

4. PIANO STRATEGICO GRANDI PROGETTI BENI CULTURALI (art. 7)

5. RISORSE PER INFRASTRUTTURE: 3% ALLA CULTURA (art. 7)

6. GIOVANI PER LA CULTURA: assunzioni presso gli istituti e luoghi della cultura pubblici (art. 8)

7. TAX CREDIT PER DIGITALIZZAZIONE ESERCIZI RICETTIVI (art. 9)

8. TAX CREDIT RIQUALIFICAZIONE STRUTTURE RICETTIVE (art. 10)

9. AGEVOLAZIONI PER DISTRETTI TURISTICI E RETI DI IMPRESA (art. 10 comma 6)

10. PIANO STRAORDINARIO MOBILITA’ TURISTICA (art. 11)

11. ALTRE SEMPLIFICAZIONI in materia di beni culturali e paesaggistici (art. 12)

12. SEMPLIFICAZIONI E AGEVOLAZIONI PER START-UP TURISTICHE (art. 13 e art. 11-bis)

13. COLLEGAMENTI

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La politica dei piccoli leader non guarda al futuro

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Sono da una ventina d’anni appassionato di politica italiana, nonostante tutto.

Confesso, tuttavia, che da qualche tempo ho smesso di leggere sui quotidiani i retroscena del Transatlantico, sempre più conformisti, ed anzi da alcuni mesi fatico a ritrovare la gioiosa evasione mattutina dell’acquisto dei giornali.

Sarà l’effetto delle larghe intese.

L’unico partito con una parvenza di democrazia interna, il PD, è alla ricerca del salvatore. Non della ricetta in grado di salvare l’Italia.

Nei talk show i politicanti delle diverse correnti recitano la solita, frusta scenetta in cui, tra ammiccamenti e sorrisini con la conduttrice di turno, parlano solo di loro stessi o del loro capobastone lasciando fuori dalla porta qualsiasi idea di società per i loro figli e nipoti.

Avanzo un dubbio: con le primarie e le votazioni nei circoli il popolo del PD sta veramente dibattendo di Politica con la p maiuscola ?
O solo, ancora una volta in questo sfortunato ventennio, di persone, nomi, aggettivi (renziano? civatiano? ecc.) che nulla hanno a che fare con la competizione fra le idee e i progetti per la collettività?

Non mi si fraintenda, le primarie sono una conquista per i poveri elettori di centrosinistra che tanto hanno sofferto nel ventennio berlusconiano.
Ma credo che a scontrarsi debbano essere i diversi approcci, le diverse sensibilità che animano la società di fronte a problemi ed opportunità: i nuovi italiani, la disoccupazione, la meritocrazia (o meglio la sua assenza) e il familismo amorale (ovvero la sua pervasività), il (mancato) ricambio generazionale, il (sempre più incerto) superamento della crisi economica.

Invece si scontrano, alfine, solo dei piccoli leader, sia a livello locale che nazionale, con facce tanto “nuove” quanto “vecchie” sono quelle dei capibastone e dei responsabili delle sconfitte degli ultimi quattro lustri che, furbescamente, con discrezione si accomodano sul carro del supposto vincitore.

Perché ci riescono, questi dirigenti pluritrombati? Per l’annacquamento di valori, di idee e di progetti che consente loro di infilarsi, e infine di imporre pesanti condizionamenti, all’interno di qualsiasi fazione.

Perché tutto rimanga immobile.

Parlo del PD, il partito più democratico che abbiamo.
Ma che vede scontrarsi coalizioni di dirigenti più che visioni dell’Italia.

Può il rottamatore proporre nel suo pacchetto di sponsor i Franceschini, i Fassino, i Veltroni?
E l’alfiere della “sinistra che difende i deboli” Cuperlo può accompagnarsi ai correi del ventennio berlusconiano come D’Alema?

Sì, possono quando mancano le idee e nessuno pensa al futuro.
Non bastano le persone, neppure quelle nuove e giovani. Ci vogliono le idee.