Il Sud traino del Paese?

Standard

Oggi Valerio Castronovo sul Sole 24 Ore prospetta uno scenario controintuitivo: a differenza di quanto accaduto negli anni del boom, ora la ripresa economica dell’Italia, invece che dal Nord, potrebbe partire dal Sud. Il nostro Mezzogiorno ha, infatti,…

Visualizza articolo

Annunci

Il Sud traino del Paese?

Standard

Oggi Valerio Castronovo sul Sole 24 Ore prospetta uno scenario controintuitivo: a differenza di quanto accaduto negli anni del boom, ora la ripresa economica dell’Italia, invece che dal Nord, potrebbe partire dal Sud. Il nostro Mezzogiorno ha, infatti, molte risorse ancora lontane dall’essere valorizzate: dalle energie alternative al patrimonio culturale, dai piccoli borghi all’agroalimentare di qualità.

Sono d’accordo. Ma occorre mettere al lavoro i giovani di tutto il Paese. La nuova generazione, non solo quella nata al Sud – deve spendere le sue competenze per progettare lo sviluppo di un territorio che rappresenta un oceano di opportunità. Anche per il Nord.

Quanti sono i giovani milanesi o torinesi, con perfetto accento nordico, con i genitori o i nonni immigrati dal Sud negli anni cinquanta e sessanta? Proprio loro, assieme a chi abita tuttora il meridione, possono essere l’avanguardia di un grande programma italiano di sviluppo che faccia leva sulle nostre numerose risorse ancora inutilizzate.

Di una cosa sono certo: per uno scopo come questo, le energie e le competenze giovani non mancherebbero. Certo, andrebbero attratte e responsabilizzate. Ma il costo del recruiting di giovani creativi sarebbe, per lo Stato, infinitamente più basso di quello delle mancate opere promesse, degli sprechi e delle elargizioni clientelari.

Proviamoci!

Economisti del venerdì e rifondaroli delle sorti progressive

Standard

Stamattina la prima pagina del Sole 24 Ore riportava un dotto editoriale di Paolo Savona sull’agenda di politica economica che, secondo lui, dovrebbe essere seguita per uscire, qui in Italia, dalle secche della crisi.
Ovviamente lo studioso si poneva in…

Visualizza articolo

Economisti del venerdì e rifondaroli delle sorti progressive

Standard

Stamattina la prima pagina del Sole 24 Ore riportava un dotto editoriale di Paolo Savona sull’agenda di politica economica che, secondo lui, dovrebbe essere seguita per uscire, qui in Italia, dalle secche della crisi.
Ovviamente lo studioso si poneva in accademica contrapposizione ai governanti, che sbagliano tutto e si ostinano a non capire quanto i lungimiranti economisti della domenica (in questo caso, del venerdì) predicano loro da anni. Lo dice la formuletta: questo va bene (ma non si fa) e questo no (ma si fa). Perché i politici non seguono la formuletta? Semplice -arguisce lo scienziato economico -, perché la sinistra è affezionata (sbagliando) all’ideologia della patrimoniale (tassare i ricchi e, aggiungo io, mangiare i bambini) e la destra, pur avendo ragione (sic) a voler abbassare le tasse, non ha le idee chiare su come realizzare le sue giuste politiche.
Il fine cattedratico, che credo insegni in Italia da decenni, pare essere vissuto in un Paese normale, in cui la destra conservatrice esiste davvero e propone legittimamente le sue ricette in genere discordanti con quelle della sinistra (in brutale sintesi, meno Stato contro più Stato).
Ma in Italia non esiste una destra europea. La cosiddetta destra italiana è solo la maschera degli interessi di Berlusconi.
E la sinistra ha dovuto fare, nei suoi sprazzi di governo negli anni 90 e 00,…la destra, promuovendo quel poco di liberalizzazioni e privatizzazioni che il nostro sfortunato Paese ha potuto vedere realizzate.
E poi, le contumelie economistiche sono sempre le medesime: tassare la ricchezza fa scappare gli imprenditori, l’Europa matrigna che guarda ai parametri e non alla crescita, e insomma dove si va a parare?
Sulla politica più comoda per chi, seduto a tempo indeterminato sulla sua cattedra, punta il dito dalle colonne del giornale dell’industria: tagliare la spesa pubblica (anche se non viene detto, è l’altra faccia della moneta se si tagliano le tasse).

E l’aumento vertiginoso delle disuguaglianze economiche e sociali?
Il fallimento delle ricette neoliberiste?
La valorizzazione del merito? Quella sì, ma sempre in casa di altri, non certo fra gli economisti che da vent’anni non ne azzeccano una.

Poi la sera torno a casa, accendo il tg3 e mi godo un servizio sul congresso di Rifondazione comunista. Mi chiedo: ma esiste ancora (rifondazione, dico)? Ogni tanto leggo di Bertinotti e della consorte Lella nei salotti romani, ma rifondazione mi era sfuggita. Paolo Ferrero parla ad una mesta platea col pugno chiuso: siamo alternativi al centrosinistra che fa macelleria sociale governando con la destra (ancora: anche lui crede che esista? La destra, dico) e non si fa rispettare in Europa.

Non è uno scherzo, l’economista del venerdì e il rifondarolo delle sorti progressive…sono due facce della stessa medaglia.