Restituito il vero significato a “cavaliere”: nominato un imprenditore di origini iraniane che non scarica la crisi sui suoi dipendenti

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Alla faccia dell’intelligente Matteo Salvini e del nostro più illustre ex-cavaliere. Il quale si vanta di non aver mai licenziato nessuno. Peccato che le evidenze processuali abbiano dimostrato che le buone relazioni industriali fossero, come dire, rese possibili da un utilizzo disinvolto dei denari pubblici (leggi evasione fiscale).

Mi interessa piuttosto l’esempio per i leghisti: un imprenditore nato a Teheran, non in Val Brembana. Che considera la sua azienda come una comunità. Al punto da restituire – passata la crisi – ai dipendenti il mancato reddito derivante dalla cassa integrazione. Nessun licenziamento, ma tagli agli stipendi dei dirigenti. Una crisi condivisa in proporzione al compenso percepito, poi non a caso superata.
Sindacalisti commossi. Area relax in azienda per il benessere dei collaboratori. L’amore per l’Italia.

Il Medioevo della nuova Lega guidata da un vecchio quarantenne è lontanissimo da realtà come queste.
Finalmente la parola “cavaliere”, dopo i Tanzi e i Berlusconi, ritrova la sua dignità nel nostro camaleontico Paese.

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Atipico per sempre? Piuttosto autonomo, di nome e di fatto: suggerimenti per la scelta del settore

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Proviamo insieme ad immaginare, ricercando il necessario equilibrio fra sogni e concretezza, alcuni settori o aree di attività in cui un atipico può farsi valere.
L’elenco qui proposto non è esaustivo né adatto a qualsivoglia contesto territoriale: i suggerimenti derivano, infatti, dalla specifica esperienza dello scrivente, limitata ad un ambito provinciale o tuttalpiù regionale e, seppur ricca, affatto incompleta rispetto a tutte le opportunità attivabili.
Fatta questa imprescindibile premessa, vi propongo le seguenti suggestioni provando a rispondere ad una ipotetica domanda proveniente da una qualsiasi persona dotata di senso civico (oltreché di fiuto imprenditoriale):

QUALI PRODOTTI O SERVIZI POSSO PROPORRE ALLA MIA PICCOLA O GRANDE COMUNITA’ DI RIFERIMENTO, IN MODO DA SODDISFARE I BISOGNI DI SPECIFICI GRUPPI E CONTEMPORANEAMENTE CONSEGUIRE UN REDDITO INDIVIDUALE DA INVESTIRE NELLO SVILUPPO PROFESSIONALE E NEL BENESSERE PERSONALE?

Ecco alcuni esempi di attività praticabili:

imprenditore agricolo multifunzionale 

produzioni biologiche
ospitalità agri-turistica
 attività didattiche in fattoria
 accoglienza di soggetti disagiati in fattoria
cura del paesaggio rurale
partecipazione ad iniziative di risparmio energetico ed utilizzo di energia pulita
valorizzazione dell’identità e della cultura del luogo
valorizzazione della comunità a cui appartiene l’imprenditore, compresi gli immigrati con il loro patrimonio di tradizione lontane 
valorizzazione delle comunità di riferimento della propria clientela turistica potenziale, con le quali ricercare uno scambio culturale

imprenditore turistico-culturale 



gestione di musei e luoghi fisici o virtuali dedicati alla fruizione dello sterminato e mirabile patrimonio culturale ed ambientale italiano 
 imprenditore del turismo lento
 gestore di b&b o di r&b 
ristoratore 
guida turistica
 agenzia di viaggi
libraio indipendente multimediale e multitarget
organizzatore di viaggi in luoghi particolari, tematici, finalizzati a far vivere ai partecipanti una esperienza ben definita e non necessariamente culturale
attività artigianale fortemente radicata nel territorio 

panettiere a km zero
 sarto / imprenditore della moda
imprenditore meccanico al servizio dei settori di punta del territorio
 piccolo editore
catering a km 0 
imprenditore del terziario avanzato

servizi informatici
servizi grafici 
servizi aziendali 
organizzazione di eventi
 studi associati fra professionisti in settori tradizionali 
(avvocati, ingegneri, medici, dentisti, architetti, artisti, geologi, psicologi)
e/o ad alto contenuto di conoscenza 
(tecnologi alimentari, nanotecnologi, esperti di motoristica avanzata, telematica, elettronica, scienze della vita, scienziati naturalistici)
imprenditore del benessere 


gestione di SPA
gestione di stabilimento termale 
salone di bellezza con estensione della gamma di servizi offerti ed innovazioni nel post-vendita 
(proposte a domicilio, promozioni e abbinamenti con offerte di altri operatori del settore tempo libero come i cinema, i baby parking, i centri commerciali) 
erborista a km 0
 gestione di progetti di educazione alimentare e prevenzione malattie
imprenditore dell’energia pulita
artigiano del risparmio energetico
costruttore ed installatore di impianti per l’utilizzo di energie rinnovabili
 consulente per l’energy management
imprenditore verde

giardiniere
restauratore di spazi verdi
gestione di progetti di educazione alla raccolta differenziata
designer di giardini
consulente al mobility management
consulente alla responsabilità ambientale d’impresa
imprenditore forestale
imprenditore sociale

taxista sociale, turistico e di comunità: 
servizio di mobilità per anziani, bambini, persone senza patente di guida, soggetti svantaggiati, turisti
disability manager:
 si occupa di abbattere le barriere fisiche e psicologiche all’integrazione, per Enti locali, aziende, ed organizzazioni
mediatore culturale fra autoctoni e nuovi cittadini (stranieri, immigrati, comunitari, extracomunitari): 
servizi accreditati ad albo comunale o destinati ad imprese a forte componente immigrata

Costruito l’opinabile elenco, mi chiedo infine: 
quale attività o iniziativa o lavoro o progetto è più in sintonia con la mia persona, le mie competenze, le mie passioni e – quesito ancora più complesso – quale mi “conviene” in questo preciso momento storico?

Propongo di seguito una procedura assai veloce che può aiutare coloro che devono ancora fare la scelta. Basta che ti procuri un foglio di carta ed una biro e segui queste semplici indicazioni:

  • Valuta le tue competenze e conoscenze ed elencale in verticale sulla colonna di sinistra

ad esempio: ottima conoscenza della lingua Inglese ed esperienze di volontariato nell’assistenza agli immigrati in difficoltà 

  • Individua una o più problematiche od esigenze che emergono nel tuo contesto di vita e lavoro ed elencale in verticale sulla colonna di destra
ad esempio: le imprese del tuo territorio vogliono internazionalizzarsi; i tuoi concittadini si sentono insicuri all’interno della vostra comunità; molti tuoi concittadini sono attualmente disoccupati; la tua comunità è composta da numerosi cittadini stranieri che non si sono ancora pienamente integrati
  • Prova a collegare con una freccia ciascuna “competenza” indicata con una o più “esigenze” della comunità rispondendo alla domanda: “cosa posso fare io per….”?
ad esempio: puoi collegare la tua conoscenza dell’Inglese con la necessità delle imprese di internazionalizzarsi ma anche con le problematiche relative all’integrazione di immigrati che spesso conoscono questa lingua (lo so, non è detto, forse avrei dovuto indicare il Francese….ma è solo un esempio!). L’esperienza di lavoro con gli immigrati potrà essere utile in relazione ai problemi di sicurezza, a quelli (collegati) del lavoro ma, ancora una volta, al tema dell’integrazione.

  • La “esigenza” che riceve più frecce può formare oggetto della tua nuova attività. Prova ad associare almeno un prodotto o servizio mirante a soddisfarla
esempio: l’esigenza più indicata è quella relativa all’integrazione degli immigrati; ad essa puoi associare tre servizi, ovvero l’organizzazione di corsi di lingua Italiana, la gestione di progetti di educazione all’integrazione e la promozione di feste multiculturali

  • Scegli un prodotto/servizio e circondalo con i nomi di attività, azioni o iniziative che meglio esprimono il tuo sistema di preferenze in ambito lavorativo

esempio: se decidi di scegliere il progetto di educazione all’integrazione, possono venirti in mente le problematiche ma soprattutto le potenzialità di una società multietnica, in cui fin da piccoli si impara a convivere con diverse religioni, culture e tradizioni che si trasformano in ricchezza a beneficio dell’intera comunità, e la necessità di una mediazione fra cittadini del luogo e nuovi cittadini che consenta ad entrambi di comprendersi reciprocamente

  • La tua scelta può orientarsi chiaramente su uno specifico settore o mestiere o iniziativa o progetto o attività
nell’esempio: puoi essere un ottimo mediatore culturale!

Il tuo comportamento di fronte al rischio. Prima di fare nuovi investimenti o metterti in proprio … conosci te stesso!

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Fino a quale soglia monetaria siamo disposti ad arrivare per realizzare i nostri investimenti? 

L’avversione al rischio è dovuta solo alla crisi o riguarda strettamente il comportamento dell’imprenditore o aspirante imprenditore a prescindere dal contesto socio-economico?
Se si riuscisse a misurare la attitudine del timoniere ad accettare il rischio e l’ incertezza connaturati alla nostra epoca, si potrebbero proporre investimenti e progetti mirati rispetto alla reale capacità dell’imprenditore di assorbire i fattori esterni e le minacce del sistema.
Il rischio è connaturato anche alla presentazione di domande di contributo o finanziamento. In particolar modo se si tratta di bandi a graduatoria con un ammontare predefinito di risorse disponibili: in tal caso, al rischio di non risultare ammissibili si aggiunge quello di risultare ammissibili ma, quale beffa!, non poter percepire il contributo perché scorrendo la graduatoria le risorse sono già state esaurite prima di arrivare alla nostra posizione. Lo scenario, poi, di una posizione remota in graduatoria – tale da indurci a mettere l’anima in pace – è ben diverso dal risultare il primo degli ammissibili non finanziati. In questo secondo caso, infatti, l’altra faccia della speranza di assistere ad un ritiro dell’ultimo dei finanziati è l’ansia, o meglio il rischio, che questa eventualità non si realizzi.
Il punto è: quanto siamo disposti a sopportare il rischio di fallimento di una data iniziativa o anche, partendo svantaggiati, il rischio buono che il progetto – o la richiesta di finanziamento – vada in porto? 
Entro, qui, prepotentemente – e temo senza le necessarie competenze! – nel campo di lavoro di mia moglie psicologa. Chiedo venia a lei e a chi mi legge.
Ciascuno di noi vive il rischio – di impresa, di progetto, di richiesta finanziamento, di internazionalizzazione, ecc. – in maniera diversa e peculiare.
Può capitare, ad esempio, che l’alta avversione al rischio di un imprenditore o di un aspirante imprenditore sconsigli di presentare una domanda di contributo anche se – sulla carta – le probabilità di successo parrebbero buone. Le energie forzatamente indirizzate all’ipotetico bando pubblico potrebbero essere meglio spese in azioni soggettivamente – ma anche oggettivamente – meno rischiose o lunghe, come la richiesta di prestiti bancari. 
Meglio un uovo oggi che una gallina domani. Per alcuni. 
Per altri l’adeguamento alle condizioni imposte dalle banche non vale l’opportunità – seppur gravata da rischio – di far valere la bontà del proprio progetto di impresa o di investimento candidato a contributi a fondo perduto. 
Altri ancora, assai propensi al gioco fino a toccare l’irrazionalità, sono disposti a puntare tutto il proprio patrimonio su una combinazione improbabile di figure sulla slot machine o, magari, la reputazione ed il capitale monetario della propria azienda in investimenti ad alto grado di incertezza.
In altre parole, le scelte importanti non hanno origine unicamente da fattori oggettivi e motivazioni razionali, ma pure dal sistema di preferenze del decisore che, riguardando anche variabili non strettamente monetarie, può dare luogo ad esiti apparentemente irrazionali. 
A meno che non si tenga conto, dal principio, del grado di avversione al rischio del potenziale investitore o start-upper o richiedente contributi pubblici.

Come si può fare a misurare la propensione al rischio di un decisore?

Possono essere usate diverse modalità, più o meno efficaci a seconda del soggetto o del contesto, teorie a cavallo fra le discipline economiche e la psicologia, tecniche dirette o indirette – risalendo, in quest’ultimo caso, alla propensione al rischio di un individuo dopo avergli posto quesiti estranei allo specifico contesto in cui deve prendere la decisione.
Direi, tuttavia, che non conta tanto lo strumento di misurazione quanto arrivare a porsi il problema. La consapevolezza del proprio grado di paura dell’incertezza economica e finanziaria, lungi dall’essere una ammissione di debolezza, rappresenta al contrario un modo assai efficace di valorizzare la propria umanità che, a volte, può manifestarsi come genialità.
Anni fa, poco prima della grande crisi, ad un consulente di banca un po’ yuppie che mi consigliava di diversificare il mio portafoglio di titoli con una quota di emergenti ad alto rischio, perché tanto il rischio sarebbe stato ampiamente compensato, io risposi che il mio profilo di investitore era “materasso oriented“, ovvero ero più propenso a nascondere i risparmi in casa, o ad investirli in BOT, piuttosto che affidarli ai demoni della new economy. Col senno di poi, credo di aver fatto la giusta scelta: non tanto e non solo per le variabili esterne – pur dimostratesi inquietanti – bensì perché ho assecondato – hic et nunc – la mia avversione al rischio.

Se proprio sei alla ricerca di un modo preciso per misurare la tua propensione al rischio, posso sfoderare la mia tesi di laurea, discussa nel lontano 2002 – non a caso, eravamo ai tempi dello scoppio della bolla speculativa a cavallo del secondo e terzo millennio, dopo anni di euforia clintoniana da new economy. Il tema era proprio la misurazione dell’avversione al rischio, affrontata con l’ausilio della matematica finanziaria.
In soldoni, alla fine proponevo un marchingegno in excel che, in base alle risposte date da un individuo ad un questionario, ne misurava il grado di propensione al rischio.
Modestamente, una genialata incompresa! Ma non recriminiamo …In estrema sintesi, è possibile trarre utili indicazioni sulla avversione al rischio di ciascuno di noi immaginando di poter scambiare una lotteria che preveda solo due vincite – ad esempio 0 e 100 – con un importo certo. 
Per quale valore monetario sicuro siamo disposti a rinunciare al brivido della lotteria? 
Tendenzialmente, chi indicasse un importo basso – ad esempio 10 “sporchi e subito” – farebbe pensare ad una bassa propensione al rischio. Viceversa, indicando 90 il nostro decisore dimostrerebbe un particolare amore per il gioco, almeno nei casi in cui il premio non supera il valore massimo di 100. 
Il cosiddetto Certo Equivalente può peraltro variare in corrispondenza di diverse poste della lotteria. Insomma, la propensione al rischio può essere indagata attraverso un questionario che identifichi il Certo Equivalente soggettivo con riferimento a diverse lotterie.
Geniale, vero? Forse detta così non  pare una scoperta sensazionale, ma secondo me almeno sposta l’attenzione dal progetto rischioso all’individuo o agli individui che devono prendere la decisione di investimento.
Una maggiore consapevolezza di quanto si è disposti a rischiare aiuta l’imprenditore od aspirante imprenditore a puntare al massimo risultato per lui sostenibile e ad accettare di buon grado eventuali perdite o temporanei stop.
Nel terzo millennio il consulente – di banca, aziendale, finanziario, per l’internazionalizzazione, per il cambiamento in azienda – deve essere anche un po’ … psicologo.


La teoria del suocero allegro ovvero … dell’imprenditore determinato

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Quando mio suocero deve affrontare una impresa apparentemente difficile, è solito chiedere retoricamente: “che ci vuole?“.

Doveva trasformare una ex macelleria equina in un confortevole ufficio. Per me questo progetto edilizio era fonte di preoccupazione, risolvibile solo affidando un incarico a persone del mestiere. A pagamento. Rischiando così di pervenire ad risultato diverso da quello immaginato. 
“Non se ne parla, lo faccio io, che ci vuole?”. Una tale sicurezza può inizialmente essere confusa con una propensione a minimizzare i problemi. Ma credendoci – e lavorando sodo – il suocero ha fatto un ottimo lavoro. Se gli ricordi che, tuttavia, l’impresa giunta a buon fine non è stata poi così semplice, lui candidamente ti dice: “l’importante è realizzare quello che si è progettato, portarlo a termine”.
Ora qui affermo: ha ragione mio suocero! Non a caso ho utilizzato il termine “impresa”. Perché mio suocero ragiona come dovrebbe fare un vero imprenditore. Non si tratta di minimizzare gli ostacoli o di essere imprudente, ma di conservare la fiducia nelle proprie capacità e la curiosità per i mari inesplorati e le vette impervie al fine di raggiungere la destinazione a cui si è rivolto lo sguardo. 
Che ci vuole? Umiltà, desiderio di imparare, passione e fiducia nelle capacità del corpo e della mente, ottimismo supportato da idee solide e piani sostenibili. 
Chapeau caro suocero, La prendo in giro ma ammiro la Sua stoffa di imprenditore che prescinde dal Suo vero mestiere. (E sono pure ruffiano, ndr)
La “teoria del suocero allegro” non prevede che tutti si buttino in iniziative rischiose. Anzi, può rientrare nella teoria anche un individuo particolarmente avverso al rischio: quando questi decide di mettersi in moto – avviare un’impresa, realizzare nuovi investimenti per la propria azienda, innovare il prodotto, accedere ai mercati esteri – vuol dire che ha scelto a ragion veduta e con la salda intenzione di portare a termine il suo progetto.
Arriva il momento in cui ogni imprenditore, che sia o meno propenso al rischio, deve saltare il fosso e dimostrare di avere lo spirito del combattente nell’agone della libera concorrenza. Proprio come il bruco che, diventato farfalla, è chiamato ad uno scatto di ali per vivere in armonia con i suoi simili ed il suo habitat.
L’insuccesso è possibile, ma va compensato dalla fiducia dell’imprenditore-suocero nel raggiungimento di traguardi sempre nuovi. 
Il suocero allegro è come Ulisse, che è sempre curioso e, pure nella sventura, non si arrende mai. E’ un po’ Napoleone, perché per invadere il mercato, così come il Corso invase mezza Europa, ci vuole determinazione ed un pizzico di sana arroganza (prestando tuttavia attenzione a non finire nella steppa russa!). Il suocero-imprenditore è anche un po’ Candido, fiducioso nel futuro ma senza prendersi troppo sul serio. 
In fondo è un sognatore, ma senza il distacco del mero idealista: si misura con le sfide, tocca con mano il martello, la chiave inglese ed il cacciavite ed in piccolo riesce anche ad apportare cambiamenti al contesto in cui opera. Un misto tra Gandhi, Yunus il banchiere dei poveri, Obama ed il creatore di una famosissima crema spalmabile al cioccolato e nocciole che con semplici ingredienti continua a rendere felice mia moglie (guarda caso, la figlia di mio suocero).

Cari imprenditori e aspiranti imprenditori, la chiave del vostro successo è quindi la teoria del … suocero allegro.