La crisi di Parma dietro la crisi del Parma

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Vorrei condividere la lettura di due interessanti interventi pubblicati su “Vita Nuova”, settimanale della Diocesi di Parma. L’argomento di discussione è la crisi della città, resa evidente dal contemporaneo verificarsi di eventi negativi come il fallimento della squadra di calcio ed il rischio di chiusura dall’aeroporto. I contributi sono di Paolo Scarpa, presidente della storica associazione culturale cittadina “Il borgo”, e Guido Campanini. Di quest’ultimo è l’analisi forse più “cruda”, che sostanzialmente condivido. Personalmente, penso che la crisi risalga alla poco giustificata grandeur delle giunte Ubaldi, della capitale faraonica che avrebbe dovuto moltiplicare il proprio bacino di utenza. Metropolitana, ponti e sovrappassi per biciclette scarsamente utilizzati, stazione europea in cui non ferma l’alta velocità, ecc. E poi una sorta di lamentela generalizzata nei confronti di Bologna e Roma perché non riconoscono (e non finanziano) abbastanza la città ducale.
È forse arrivato il momento di rimettere i piedi per terra.

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Cepdi Alluvione a Parma: Piove sul bagnato

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CEPDI alluvione a Parma17 ott 2014 — Solo lunedì abbiamo esultato per le prime buone notizie…e poi ci si è messa la natura e ci siamo ritrovati sommersi da acqua e fango (siamo in via Stirone, una delle zone più colpite dall’alluvione di Parma).

L’acqua e il fango hanno invaso tutti i locali ed è ancora impossibile fare una conta realistica dei danni: è vero che i libri della biblioteca si sono salvati (sono in alto e protetti dai vetri); ma tutto il resto è a rischio.

Abbiamo già buttato diverse cose, fra cui computer, strumentazioni e alcuni ausili hardware per la disabilità molto costosi. Anche parecchi mobili sono rovinati e non sappiamo se l’impianto elettrico potrà ripartire in sicurezza.

Si è sollevato anche il pavimento di una stanza e si sono rotte tutte le piastrelle: devono ancora venire a verificare l’agibilità, pertanto non sappiamo quanto o se potremo riaprire.

Poichè ci avete già sostenuto fino ad ora, vi chiediamo se da lunedì qualcuno di voi ha tempo di venirci ad aiutare: più siamo, più faremo in fretta a ripulire!

Grazie del sostegno e incrociamo le dita!

Aggiornamento sulla petizione · Piove sul bagnato · Change.org.

Reportage – Verso Nord: il ponte di ingresso alla (mai realizzata) Grande Parma

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Ponte a Nord accarezza il cielo_Parma

Ponte a Nord accarezza il cielo_Parma

Doveva essere la porta di ingresso alla metropoli europea vagheggiata, ancora un decennio fa, dall’allora Sindaco Elvio Ubaldi. “Parma Città Cantiere”, lo slogan che aveva attirato consensi unanimi (da parte dell’establishent locale) o comunque maggioritari (da parte dei cittadini), si è tradotto in parte in un complessivo miglioramento estetico ed infrastrutturale della città. Negli anni rampanti dell’ubaldismo, tuttavia, si è persa un po’ la bussola.

Una città di servizi per tutta l’area vasta circostante. Una capitale, finalmente, europea. I sogni di gloria dei Farnese, dei Borbone, di Maria Luigia provavano a prendere forma a cavallo del nuovo millennio grazie al Bonaparte di via Montanara. Stampa e TV locali elogiavano il grande Sindaco che intendeva dotare la città di una metropolitana e rivoluzionare la stazione ferroviaria per adeguarla ad un flusso crescente di persone, competenze, affari.

Il Ponte a Nord, comprensivo di uffici, vetrine e negozi, avrebbe dovuto essere il biglietto da visita della nuova Parma europea per tutti coloro che sarebbero arrivati nella città emiliana con l’autostrada. Parma sede dell’Authority alimentare (EFSA), destinata ad occupare uno spazio proprio in prossimità del nuovo ponte.

Poi la grandeur è continuata con il delfino di Ubaldi, Pietro Vignali, che inizialmente ha confermato e rilanciato tutti i progetti del Napoleone emiliano. Come l’avventura dell’Imperatore francese, anche quella delle giunte civiche o di centro-destra è finita male: inchieste giudiziarie, debiti alle stelle, opere faraoniche mai iniziate o, peggio, iniziate ma bloccate dalla mancanza di denaro.

Il Ponte a Nord è stato realizzato, come la nuova sede dell’EFSA. Tuttavia è, tuttora, desolatamente vuoto. Vetrina delle eccellenze alimentari? Incubatore per start-up di giovani? Il nodo della destinazione deve essere ancora sciolto. Poiché la metropoli ubaldiana non si è realizzata (per fortuna, mi scappa di dire), il Ponte a Nord, a prescindere dai giudizi sulla sua estetica, fatica a trovare una sua funzione nella Parma afflitta dagli scandali e dalla crisi economica.

Beninteso, a me piace. Ma ha il vizio originario di rientrare in una visione della città ormai superata.

Due vie del vicino comparto EFSA portano i nomi impegnativi di Giulio Cesare e Carlo Magno. Ecco, se a Parma la classe dirigente si fosse un po’ meno identificata nei due grandi comandanti, non avremmo forse avuto il problema di riempire un ponte di uffici, negozi, attività.

 

Ponte a Nord_Parma_prospettiva da Nord

Ponte a Nord_Parma_prospettiva da Nord

Ponte a Nord_Parma_da Nord 1

Ponte a Nord_Parma_da Nord 1

Ponte a Nord sul Parma

Ponte a Nord sul Parma

Ponte a Nord da vicino - riflessi - Parma

Ponte a Nord da vicino – riflessi – Parma

Ponte a Nord verso via Reggio

Ponte a Nord verso via Reggio

Ponte a Nord con ferrovia - Parma

Ponte a Nord con ferrovia – Parma

EFSA_Parma

EFSA_Parma

 

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Reportage. Parma non più Parma: la ferita del quartiere San Leonardo

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Padiglione Nervi da via Brescia - Parma

Padiglione Nervi da via Brescia – Parma

Il Padiglione Nervi, dal nome dell’architetto che l’ha progettato, è un pregevole esempio di archeologia industriale a Parma che attenderebbe solo di essere valorizzato a scopo sociale (luogo di aggregazione per bambini, giovani e/o anziani, spazio culturale, teatro) e/o turistico (allestimento di musei, mostre, laboratori).

Da 10 anni è invece oggetto, assieme ad un intero quartiere (San Leonardo), di un faraonico quanto modesto (nei risultati) piano di trasformazione urbanaSTU Pasubio – che, lungi dall’essere stato completato, ha inferto allo stesso quartiere una ferita estetica ed un danno economico assai significativi (ed emblematici di un’intera fase politica, quella delle giunte di centro-destra Ubaldi e Vignali). Continua a leggere

Basta austerità! Prodi incalza la Germania e gli altri Paesi UE: occorre cambiare la politica economica per sostenere la crescita

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Prodi a Parma ricorda Borri e parla di Europa

 

5 Giugno 2014

Romano Prodi oggi è a Parma, invitato dall’associazione Il Borgo e dalla Fondazione Andrea Borri per parlare di Europa. L’incontro, molto affollato, si svolge nell’aula magna dell’Università. La lezione del Professore ha la forma di una intervista, condotta da Franco Mosconi.

Le sue interessanti considerazioni, registrate da Belly su un taccuino, sono riportate di seguito in forma sintetica e per punti.

Continua a leggere

Nuova stazione di Parma: io la vedo così

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Gli ascensori sono tutti funzionanti.
Chiedo scusa per l’informazione sbagliata pubblicata in precedenza su questo post.

Nel complesso mi piace. Credo anche che possa diventare funzionale.

Tuttavia:

  • Era proprio necessario creare ex-novo una galleria sotterranea?
  • La durata del cantiere è stata infinita a causa della bancarotta della Giunta Vignali: da qui la mia impressione di una montagna (di costi e di debiti in capo ai cittadini di Parma) che partorisce un topolino

  • La tettoia a vetri è esteticamente stonata rispetto al contesto. Un costo per me inutile

  • Il disagio per i cantieri sui binari, con restringimento pericoloso dello spazio per le persone in attesa, è stato intollerabilmente lungo e non giustificato dal risultato finale

  • Senza alta velocità, ovvero senza collegamento diretto e funzionante alla stazione mediopadana, risalta ancora di più la sproporzione fra costi e benefici (il topolino si rimpicciolisce a formica).

D’accordo, non piangiamo sul latte versato, viviamo al meglio la nuova stazione.
Ma gli errori non devono essere dimenticati: almeno per evitare di ripeterli.

Alla Feltrinelli di Parma interessante confronto fra Formigli Pizzarotti e Mutti

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Dove: Feltrinelli di via Farini, Parma

Quando: 7 Marzo 2014

Occasione: presentazione del nuovo libro di Corrado #Formigli

Presenti oltre all’autore: Federico #Pizzarotti (sindaco) e Francesco #Mutti (imprenditore del pomodoro)

Si è parlato di #imprese e #imprenditori che credono nel futuro dell’Italia e non abbandonano i loro operai, di #sindaci senza più entrate certe e con progetti faraonici da smaltire, di #giovani che non andranno in pensione ma non si arrendono, di imprenditori amici dei politici che, qui divergono le valutazioni fra i relatori, saranno spazzati via dal mercato (#Formigli) o rimarranno in vita come l’erba cattiva finché il sistema non cambierà davvero (#Mutti e #Pizzarotti).

La politica dei piccoli leader non guarda al futuro

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Sono da una ventina d’anni appassionato di politica italiana, nonostante tutto.

Confesso, tuttavia, che da qualche tempo ho smesso di leggere sui quotidiani i retroscena del Transatlantico, sempre più conformisti, ed anzi da alcuni mesi fatico a ritrovare la gioiosa evasione mattutina dell’acquisto dei giornali.

Sarà l’effetto delle larghe intese.

L’unico partito con una parvenza di democrazia interna, il PD, è alla ricerca del salvatore. Non della ricetta in grado di salvare l’Italia.

Nei talk show i politicanti delle diverse correnti recitano la solita, frusta scenetta in cui, tra ammiccamenti e sorrisini con la conduttrice di turno, parlano solo di loro stessi o del loro capobastone lasciando fuori dalla porta qualsiasi idea di società per i loro figli e nipoti.

Avanzo un dubbio: con le primarie e le votazioni nei circoli il popolo del PD sta veramente dibattendo di Politica con la p maiuscola ?
O solo, ancora una volta in questo sfortunato ventennio, di persone, nomi, aggettivi (renziano? civatiano? ecc.) che nulla hanno a che fare con la competizione fra le idee e i progetti per la collettività?

Non mi si fraintenda, le primarie sono una conquista per i poveri elettori di centrosinistra che tanto hanno sofferto nel ventennio berlusconiano.
Ma credo che a scontrarsi debbano essere i diversi approcci, le diverse sensibilità che animano la società di fronte a problemi ed opportunità: i nuovi italiani, la disoccupazione, la meritocrazia (o meglio la sua assenza) e il familismo amorale (ovvero la sua pervasività), il (mancato) ricambio generazionale, il (sempre più incerto) superamento della crisi economica.

Invece si scontrano, alfine, solo dei piccoli leader, sia a livello locale che nazionale, con facce tanto “nuove” quanto “vecchie” sono quelle dei capibastone e dei responsabili delle sconfitte degli ultimi quattro lustri che, furbescamente, con discrezione si accomodano sul carro del supposto vincitore.

Perché ci riescono, questi dirigenti pluritrombati? Per l’annacquamento di valori, di idee e di progetti che consente loro di infilarsi, e infine di imporre pesanti condizionamenti, all’interno di qualsiasi fazione.

Perché tutto rimanga immobile.

Parlo del PD, il partito più democratico che abbiamo.
Ma che vede scontrarsi coalizioni di dirigenti più che visioni dell’Italia.

Può il rottamatore proporre nel suo pacchetto di sponsor i Franceschini, i Fassino, i Veltroni?
E l’alfiere della “sinistra che difende i deboli” Cuperlo può accompagnarsi ai correi del ventennio berlusconiano come D’Alema?

Sì, possono quando mancano le idee e nessuno pensa al futuro.
Non bastano le persone, neppure quelle nuove e giovani. Ci vogliono le idee.