La politica dei piccoli leader non guarda al futuro

Standard

Sono da una ventina d’anni appassionato di politica italiana, nonostante tutto.

Confesso, tuttavia, che da qualche tempo ho smesso di leggere sui quotidiani i retroscena del Transatlantico, sempre più conformisti, ed anzi da alcuni mesi fatico a ritrovare la gioiosa evasione mattutina dell’acquisto dei giornali.

Sarà l’effetto delle larghe intese.

L’unico partito con una parvenza di democrazia interna, il PD, è alla ricerca del salvatore. Non della ricetta in grado di salvare l’Italia.

Nei talk show i politicanti delle diverse correnti recitano la solita, frusta scenetta in cui, tra ammiccamenti e sorrisini con la conduttrice di turno, parlano solo di loro stessi o del loro capobastone lasciando fuori dalla porta qualsiasi idea di società per i loro figli e nipoti.

Avanzo un dubbio: con le primarie e le votazioni nei circoli il popolo del PD sta veramente dibattendo di Politica con la p maiuscola ?
O solo, ancora una volta in questo sfortunato ventennio, di persone, nomi, aggettivi (renziano? civatiano? ecc.) che nulla hanno a che fare con la competizione fra le idee e i progetti per la collettività?

Non mi si fraintenda, le primarie sono una conquista per i poveri elettori di centrosinistra che tanto hanno sofferto nel ventennio berlusconiano.
Ma credo che a scontrarsi debbano essere i diversi approcci, le diverse sensibilità che animano la società di fronte a problemi ed opportunità: i nuovi italiani, la disoccupazione, la meritocrazia (o meglio la sua assenza) e il familismo amorale (ovvero la sua pervasività), il (mancato) ricambio generazionale, il (sempre più incerto) superamento della crisi economica.

Invece si scontrano, alfine, solo dei piccoli leader, sia a livello locale che nazionale, con facce tanto “nuove” quanto “vecchie” sono quelle dei capibastone e dei responsabili delle sconfitte degli ultimi quattro lustri che, furbescamente, con discrezione si accomodano sul carro del supposto vincitore.

Perché ci riescono, questi dirigenti pluritrombati? Per l’annacquamento di valori, di idee e di progetti che consente loro di infilarsi, e infine di imporre pesanti condizionamenti, all’interno di qualsiasi fazione.

Perché tutto rimanga immobile.

Parlo del PD, il partito più democratico che abbiamo.
Ma che vede scontrarsi coalizioni di dirigenti più che visioni dell’Italia.

Può il rottamatore proporre nel suo pacchetto di sponsor i Franceschini, i Fassino, i Veltroni?
E l’alfiere della “sinistra che difende i deboli” Cuperlo può accompagnarsi ai correi del ventennio berlusconiano come D’Alema?

Sì, possono quando mancano le idee e nessuno pensa al futuro.
Non bastano le persone, neppure quelle nuove e giovani. Ci vogliono le idee.

Smart&Start per la nascita e lo sviluppo di nuove imprese nel Mezzogiorno

Standard

Tutte le informazioni sui finanziamenti per le start-up nel Sud Italia sono disponibili qui:

Per presentare domanda di contributo, contatta AGEVOFACILE.

La teoria del suocero allegro ovvero … dell’imprenditore determinato

Standard

Quando mio suocero deve affrontare una impresa apparentemente difficile, è solito chiedere retoricamente: “che ci vuole?“.

Doveva trasformare una ex macelleria equina in un confortevole ufficio. Per me questo progetto edilizio era fonte di preoccupazione, risolvibile solo affidando un incarico a persone del mestiere. A pagamento. Rischiando così di pervenire ad risultato diverso da quello immaginato. 
“Non se ne parla, lo faccio io, che ci vuole?”. Una tale sicurezza può inizialmente essere confusa con una propensione a minimizzare i problemi. Ma credendoci – e lavorando sodo – il suocero ha fatto un ottimo lavoro. Se gli ricordi che, tuttavia, l’impresa giunta a buon fine non è stata poi così semplice, lui candidamente ti dice: “l’importante è realizzare quello che si è progettato, portarlo a termine”.
Ora qui affermo: ha ragione mio suocero! Non a caso ho utilizzato il termine “impresa”. Perché mio suocero ragiona come dovrebbe fare un vero imprenditore. Non si tratta di minimizzare gli ostacoli o di essere imprudente, ma di conservare la fiducia nelle proprie capacità e la curiosità per i mari inesplorati e le vette impervie al fine di raggiungere la destinazione a cui si è rivolto lo sguardo. 
Che ci vuole? Umiltà, desiderio di imparare, passione e fiducia nelle capacità del corpo e della mente, ottimismo supportato da idee solide e piani sostenibili. 
Chapeau caro suocero, La prendo in giro ma ammiro la Sua stoffa di imprenditore che prescinde dal Suo vero mestiere. (E sono pure ruffiano, ndr)
La “teoria del suocero allegro” non prevede che tutti si buttino in iniziative rischiose. Anzi, può rientrare nella teoria anche un individuo particolarmente avverso al rischio: quando questi decide di mettersi in moto – avviare un’impresa, realizzare nuovi investimenti per la propria azienda, innovare il prodotto, accedere ai mercati esteri – vuol dire che ha scelto a ragion veduta e con la salda intenzione di portare a termine il suo progetto.
Arriva il momento in cui ogni imprenditore, che sia o meno propenso al rischio, deve saltare il fosso e dimostrare di avere lo spirito del combattente nell’agone della libera concorrenza. Proprio come il bruco che, diventato farfalla, è chiamato ad uno scatto di ali per vivere in armonia con i suoi simili ed il suo habitat.
L’insuccesso è possibile, ma va compensato dalla fiducia dell’imprenditore-suocero nel raggiungimento di traguardi sempre nuovi. 
Il suocero allegro è come Ulisse, che è sempre curioso e, pure nella sventura, non si arrende mai. E’ un po’ Napoleone, perché per invadere il mercato, così come il Corso invase mezza Europa, ci vuole determinazione ed un pizzico di sana arroganza (prestando tuttavia attenzione a non finire nella steppa russa!). Il suocero-imprenditore è anche un po’ Candido, fiducioso nel futuro ma senza prendersi troppo sul serio. 
In fondo è un sognatore, ma senza il distacco del mero idealista: si misura con le sfide, tocca con mano il martello, la chiave inglese ed il cacciavite ed in piccolo riesce anche ad apportare cambiamenti al contesto in cui opera. Un misto tra Gandhi, Yunus il banchiere dei poveri, Obama ed il creatore di una famosissima crema spalmabile al cioccolato e nocciole che con semplici ingredienti continua a rendere felice mia moglie (guarda caso, la figlia di mio suocero).

Cari imprenditori e aspiranti imprenditori, la chiave del vostro successo è quindi la teoria del … suocero allegro. 

Il bruco e la farfalla: dall’idea al progetto alla rete di imprese

Standard

Come il bruco anela a diventare farfalla, così l’Idea, per essere realizzata, deve diventare un Progetto. Il patrimonio di conoscenze e competenze accumulate da una persona, che potranno essere valorizzate in forma di impresa, è paragonabile ad una delle ali del bruco che lentamente cercano di uscire dal bozzolo. L’altra ala è rappresentata dall’analisi del mercato di riferimento
Ma per iniziare davvero a volare, occorre tuffarsi nel vuoto senza rete. 
Il primo istinto di paura potrà provocare una breve caduta che, tuttavia, potrà essere fermata con quello scatto vitale che, per l’imprenditore, altro non è che l’accettazione del rischio di impresa. Il volo avrà quindi inizio, e non sarà facile. 
Il Progetto di impresa potrà, così, trasformarsi in un “ciclo di vita” che sarà tanto più lungo quanto più sarà sostenuto da curiosità, lavoro, capacità di ascolto, passione, sogno, disposizione al cambiamento, fiducia nei collaboratori e nei partner a monte e a valle della filiera.
PROGETTO  MERCATO  RISCHIO  ALI  SOGNO  FIDUCIA
Il viaggio può essere, all’inizio ed occasionalmente nel corso della vita nell’impresa, sostenuto dall’esterno. Come le avversità climatiche in volo sono superabili con maggiore efficacia se si affrontano in uno stormo, così l’imprenditore, soprattutto se di piccola taglia, aggira meglio gli ostacoli se opera in rete, attraverso strutture stabili (contratti di rete) o collaborazioni di scopo (ATI).
All’inizio è complicato trovare i partner ideali, poi però i frutti di una collaborazione orizzontale o di filiera non tarderanno a manifestarsi. L’unione fa la forza, in particolare sui mercati esteri. 
L’attuale lungo periodo di crisi può essere paragonato ad una carestia che colpisce il micro-cosmo degli insetti. Come i biologi e gli scienziati naturalistici si preoccupano, in questi casi, di sopperire alla naturale riserva di cibo a disposizione delle farfalle, così lo Stato o l’Unione Europea – attraverso gli Enti territoriali – sono istituzionalmente dedicati al sostegno delle imprese in fasi delicate della loro vita, quali lo start-up o una crisi di mercato che richiede nuovi investimenti o la necessità di rivolgersi a nuovi potenziali clienti.
RETE  CRISI  ISTITUZIONI  SOSTEGNO
Questo in teoria! Il quadro arcadico, infatti, è offuscato dall’evidenza di una crisi che, tuttora, è peggiorata dalla contestuale scarsità di risorse pubbliche per lo sviluppo. La farfalla/imprenditore può, quindi, contare su apporti esterni solo fino ad un certo punto. La corazza fatta di competenza, fiducia, disposizione al cambiamento, etc., assieme alla propensione a fare gruppo, rimane il nucleo ineludibile del mestiere di imprenditore.
Oggi, in particolare, non esistono più scorciatoie.
Leggi anche: