Gita ferragostana nella turrita Albenga: da visitare!

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Reportage – Verso Nord: il ponte di ingresso alla (mai realizzata) Grande Parma

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Ponte a Nord accarezza il cielo_Parma

Ponte a Nord accarezza il cielo_Parma

Doveva essere la porta di ingresso alla metropoli europea vagheggiata, ancora un decennio fa, dall’allora Sindaco Elvio Ubaldi. “Parma Città Cantiere”, lo slogan che aveva attirato consensi unanimi (da parte dell’establishent locale) o comunque maggioritari (da parte dei cittadini), si è tradotto in parte in un complessivo miglioramento estetico ed infrastrutturale della città. Negli anni rampanti dell’ubaldismo, tuttavia, si è persa un po’ la bussola.

Una città di servizi per tutta l’area vasta circostante. Una capitale, finalmente, europea. I sogni di gloria dei Farnese, dei Borbone, di Maria Luigia provavano a prendere forma a cavallo del nuovo millennio grazie al Bonaparte di via Montanara. Stampa e TV locali elogiavano il grande Sindaco che intendeva dotare la città di una metropolitana e rivoluzionare la stazione ferroviaria per adeguarla ad un flusso crescente di persone, competenze, affari.

Il Ponte a Nord, comprensivo di uffici, vetrine e negozi, avrebbe dovuto essere il biglietto da visita della nuova Parma europea per tutti coloro che sarebbero arrivati nella città emiliana con l’autostrada. Parma sede dell’Authority alimentare (EFSA), destinata ad occupare uno spazio proprio in prossimità del nuovo ponte.

Poi la grandeur è continuata con il delfino di Ubaldi, Pietro Vignali, che inizialmente ha confermato e rilanciato tutti i progetti del Napoleone emiliano. Come l’avventura dell’Imperatore francese, anche quella delle giunte civiche o di centro-destra è finita male: inchieste giudiziarie, debiti alle stelle, opere faraoniche mai iniziate o, peggio, iniziate ma bloccate dalla mancanza di denaro.

Il Ponte a Nord è stato realizzato, come la nuova sede dell’EFSA. Tuttavia è, tuttora, desolatamente vuoto. Vetrina delle eccellenze alimentari? Incubatore per start-up di giovani? Il nodo della destinazione deve essere ancora sciolto. Poiché la metropoli ubaldiana non si è realizzata (per fortuna, mi scappa di dire), il Ponte a Nord, a prescindere dai giudizi sulla sua estetica, fatica a trovare una sua funzione nella Parma afflitta dagli scandali e dalla crisi economica.

Beninteso, a me piace. Ma ha il vizio originario di rientrare in una visione della città ormai superata.

Due vie del vicino comparto EFSA portano i nomi impegnativi di Giulio Cesare e Carlo Magno. Ecco, se a Parma la classe dirigente si fosse un po’ meno identificata nei due grandi comandanti, non avremmo forse avuto il problema di riempire un ponte di uffici, negozi, attività.

 

Ponte a Nord_Parma_prospettiva da Nord

Ponte a Nord_Parma_prospettiva da Nord

Ponte a Nord_Parma_da Nord 1

Ponte a Nord_Parma_da Nord 1

Ponte a Nord sul Parma

Ponte a Nord sul Parma

Ponte a Nord da vicino - riflessi - Parma

Ponte a Nord da vicino – riflessi – Parma

Ponte a Nord verso via Reggio

Ponte a Nord verso via Reggio

Ponte a Nord con ferrovia - Parma

Ponte a Nord con ferrovia – Parma

EFSA_Parma

EFSA_Parma

 

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Reportage. Parma non più Parma: la ferita del quartiere San Leonardo

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Padiglione Nervi da via Brescia - Parma

Padiglione Nervi da via Brescia – Parma

Il Padiglione Nervi, dal nome dell’architetto che l’ha progettato, è un pregevole esempio di archeologia industriale a Parma che attenderebbe solo di essere valorizzato a scopo sociale (luogo di aggregazione per bambini, giovani e/o anziani, spazio culturale, teatro) e/o turistico (allestimento di musei, mostre, laboratori).

Da 10 anni è invece oggetto, assieme ad un intero quartiere (San Leonardo), di un faraonico quanto modesto (nei risultati) piano di trasformazione urbanaSTU Pasubio – che, lungi dall’essere stato completato, ha inferto allo stesso quartiere una ferita estetica ed un danno economico assai significativi (ed emblematici di un’intera fase politica, quella delle giunte di centro-destra Ubaldi e Vignali). Continua a leggere

Le sculture a matita di Federico Uribe

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Fools Journal

Tutti noi, nella vita, abbiamo utilizzato delle matite. Chi di noi ha pensato, però, di utilizzarle per creare delle opere d’arte? Federico Uribe, artista colombiano trapiantato a Miami, che sminuzzando, tagliando, intersecando e unendo matite di diversi colori realizza delle vere e proprie sculture: animali, paesaggi, persone, quadri, arte astratta, è tutto racchiuso nella serie dal titolo “Pencilism“.

http://www.federicouribe.com/

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Gli street artist Os Gemeos dipingono l’aereo della nazionale brasiliana

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Fools Journal

Per celebrare l’emozione dei Mondiali 2014 in Brasile, ai fratelli gemelli e street artist Gustavo e Otavio Pandolfo, in arte Os Gemeos, è stato commissionato di dipingere l’esterno dell’aeroplano che trasporterà la nazionale brasiliana in giro per il paese nel corso della competizione sportiva. 1.200 spray utilizzati, per una settimana intera di lavoro che vede le facce del popolo brasiliano sul corpo del velivolo, come se trasportassero verso la vittoria i loro giocatori e la loro cultura. Gli artisti hanno spiegato che l’opera intende posizionare l’arte nella vita delle persone e le persone nelle nuvole.

http://www.osgemeos.com.br/

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I nudi massificati di Spencer Tunick

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Fools Journal

È dal 1992 che il fotografo americano Spencer Tunick realizza degli scatti concettuali che sono delle vere e proprie composizioni di corpi nudi massificati in contesti urbani: la corporeità umana ridotta alla sua essenza di puro involucro per inneggiare la libertà d’espressione. Spesso le sue foto sono dei veri e propri happening, che in passato hanno richiamato anche più di 18000 persone che si sono volontariamente denudate per lui. Eccone una carrellata.

http://spencertunick.com/

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Nuova stazione di Parma: io la vedo così

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Gli ascensori sono tutti funzionanti.
Chiedo scusa per l’informazione sbagliata pubblicata in precedenza su questo post.

Nel complesso mi piace. Credo anche che possa diventare funzionale.

Tuttavia:

  • Era proprio necessario creare ex-novo una galleria sotterranea?
  • La durata del cantiere è stata infinita a causa della bancarotta della Giunta Vignali: da qui la mia impressione di una montagna (di costi e di debiti in capo ai cittadini di Parma) che partorisce un topolino

  • La tettoia a vetri è esteticamente stonata rispetto al contesto. Un costo per me inutile

  • Il disagio per i cantieri sui binari, con restringimento pericoloso dello spazio per le persone in attesa, è stato intollerabilmente lungo e non giustificato dal risultato finale

  • Senza alta velocità, ovvero senza collegamento diretto e funzionante alla stazione mediopadana, risalta ancora di più la sproporzione fra costi e benefici (il topolino si rimpicciolisce a formica).

D’accordo, non piangiamo sul latte versato, viviamo al meglio la nuova stazione.
Ma gli errori non devono essere dimenticati: almeno per evitare di ripeterli.